ll caso Pinky Gloves e lo User-Centered Design

La scorsa settimana la startup tedesca Pinky Gloves ha fatto molto discutere sul web: il loro prodotto, un guanto che permette di eliminare gli assorbenti in modo “discreto”, si propone come una soluzione al “problema” dello smaltimento degli assorbenti. Le reazioni sul web sono state così forti che adesso dal sito ufficiale risulta che il prodotto è stato ufficialmente ritirato dal mercato.

Tralasciando per un momento l’evidente questione femminista — si parla infatti (giustamente) di “un passo indietro in termini di stigmatizzazione delle mestruazioni” — i due imprenditori hanno sicuramente fatto cilecca quando si parla del #design del progetto.

Il problema

Come giustificano i due imprenditori la loro idea? “Spesso trovavano assorbenti usati nel cestino del bagno: un bel problema, che li esponeva a spettacoli decisamente sgradevoli.” Insomma, invece di focalizzarsi su chi ha le mestruazioni e su come migliorare la loro esperienza, i due startupper fanno chiaramente capire che i Pink Gloves risolvono piuttosto un loro disagio nei confronti degli assorbenti.

Il linguaggio visivo

L’impatto

Cosa possiamo quindi portare via dal caso Pinky Gloves?

  • La validazione dell’idea è fondamentale: fare diversi test prima di lanciare un prodotto ci permette di capire se siamo o meno sulla strada giusta.
  • Non possiamo non parlare con gli utenti: all’inizio del progetto è importante interfacciarsi con le persone a cui è indirizzato il nostro lavoro, per ottenere un quadro completo della situazione in cui il prodotto va a inserirsi.

Fonti:

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su LinkedIn.

UX/UI Designer @ACS Data Systems | MSc in HCI at University of Trento | Pizza Evangelist | https://stelladesign.online/

UX/UI Designer @ACS Data Systems | MSc in HCI at University of Trento | Pizza Evangelist | https://stelladesign.online/